Lunedì sono andata a Roma, con mio padre, in corriera, per completare le pratiche per ottenere il visto. Bisognava avere un colloquio in ambasciata e, pensando che fosse chissà che cosa, la notte prima non ho dormito benissimo.
L'appuntamento era alle 14:30 e noi, arrivati verso l'una, siamo prima andati a mangiare in un fast food di Eataly: c'era solo gente in giacca e cravatta e ti davano un aggeggino elettronico che si illuminava quando era pronta la tua ordinazione.
Prima di andare all'appuntamento siamo passati all'Hard Rock Caffè, proprio lì vicino e infine ci siamo avvicinati all'ingresso. Lì ho rivisto una ragazza con cui avevo fatto amicizia durante i due giorni a Firenze, una mia compagna di stanza, sempre lì all'orientation ed altri ragazzi con cui avevo solo parlato.
Naturalmente sono la prima ad essere chiamata, lascio tutto a papà, tranne il telefono, che lo do all'assistente wep, perchè non sono ammessi aggeggi elettronici perchè il metal detector li distrugge, e la documentazione necessaria. Ci avviciniamo all'ingresso in gruppi da tre e aspettiamo che ci lascino entrare, dentro poi, dopo aver aspettato nuovamente chiedono documenti, passaporto e ci prendono le impronte digitali. In inglese mi dice di aspettare in un'altra parte della stanza in attesa del colloquio personale. Durante questo colloquio, che pensavo mi chiedessero non so quante cose, mi sono state poste 5 semplici domande: da dove vieni, quanto starai, che lavoro fanno i tuoi genitori, dove andrai e quando partirai. Ho poi scoperto che sono stata quella che hanno trattenuto più a lungo.
Alle 15 circa avevo finito tutto, ho raggiunto papà e siamo andati in via del corso a fare un po' di shopping.

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